Storia del Seminario di Agrigento


La storia del seminario diocesano di Agrigento risale alla storia della fondazione degli stessi seminari. Se l’istituzione dei seminari diocesani è cominciata con la riforma tridentina conclusasi nel 1563, la fondazione del seminario agrigentino è datata al 1577.

Fu infatti il vescovo di Agrigento Cesare Marullo, successivamente arcivescovo di Palermo, a fondare il seminario nella diocesi agrigentina.

Inizialmente i candidati al sacerdozio trovarono alloggio nei locali adiacenti alla chiesa intitolata alla Madonna dei Greci; continuarono ad abitare in questo complesso fino a quando il vescovo Vincenzo Bonincontro nel 1610 ottenne dal barone di Siculiana i resti dell’antico Steri, per edificare il nuovo seminario.

Il primo nucleo dell’odierno edificio è quello che rimane dello Steri-Chiaramonte, la dimora fortificata della famiglia Chiaramonte, che il figlio Manfredi, conte di Modica, edificò sul punto più alto della città. Il territorio concessogli dal Vecovo Bartolomeo de Labro, era servito, fino ad allora ad uso di scuole vescovili. Il Chiaramonte se ne servì per fabbricarvi lo Steri o Hosterium, una residenza fortificata, espressione del prestigio della più potente famiglia feudale siciliana del XIV secolo.

Della dimora manfrediana sopravvivono alcuni ambienti a piano terra con copertura a crociera costolata, la Sala Chiaramontana, ed il loro stemma rappresentativo: il colle e i cinque monti, incorniciato da un arco trilobato, la sala adibita oggi a sagrestia della cappella maggiore.

Nel settecento si aggiunse alla grande fabbrica il Collegio dei Santi Agostino e Tommaso, che oggi si affaccia sul lato occidentale di piazza don Minzoni. Ideato nel 1712 dal vescovo Francesco Ramirez, il Collegio era finalizzato alla formazione di stimati giovani di costumi, in materia di Diritto canonico e Teologia morale.

Fino al 1860 la vita del Seminario procedette secondo i ritmi interni e fu sede prestigiosa di studio e fucina di molte vocazioni. Nel Seminario si formarono validi presbiteri che continuarono l’opera di apostolato e di annuncio del vangelo che fin dai primi secoli del cristianesimo Agrigento aveva sperimentato. 

Dal 1860 al 1872 si vive ad Agrigento un periodo di grande agitazione politica e religiosa, e la diocesi ebbe la sfortuna di rimanere per tutti questi lunghi anni senza Pastore, essendo morto Mons. Lo Jacono proprio nel 1860. Ovviamente il numero dei seminaristi date le condizioni storiche calò e di molto, fino ad arrivare ad un numero che non superava la decina nel 1867. Nonostante tutto però il Seminario non fu chiuso e il 18 novembre 1867 le scuole furono aperte. A tutto questo si unisce anche il fatto che ad Agrigento in questi tristi furono soppressi alcuni ordini religiosi. Fu per la fede degli agrigentini un periodo di prova.

Nel 1871 viene nominato il nuovo vescovo di Girgenti Mons. Domenico Turano. La vita del Seminario continuò a non vigoreggiare ed i numeri dei seminaristi si assottigliarono ancora di più. Il 29 maggio il Vescovo scrisse al padre generale dei Preti della Missione a S. Lazzaro di Parigi, dichiarando di volere affidare la direzione del Seminario ai figli di S. Vincenzo de Paoli. La proposta fu accettata e fu mandato a reggere le sorti del seminario il Padre Nicola Fano.

Il seminario a partire dal 1872 riprese a rivitalizzarsi. Il numero dei seminaristi riprese ad aumentare e si costituirono le varie classi. Purtroppo però il Governo ordinò la chiusura immediata nel novembre dello stesso anno poiché il Vescovo non aveva chiesto nelle forme volute dalle nuove autorità il riconoscimento governativo. Così il 26 novembre 1872 il seminario dovette essere chiuso ed i seminaristi restituiti alle famiglie.

Nel 1873 a succedere al P. Fano, fu chiamato Francesco Lo Jacono Siracusa come rettore del seminario. La vita del Seminario trascorse serena e tranquilla per i 12 anni di rettorato dello Lo Jacono Siracusa. Il numero dei seminaristi andò continuamente aumentando; nel 1873 erano 41, mentre nel 1884 erano 124. Nel 1885 veniva a mancare il Vescovo Turano, e nello stesso anno alla giovane età di 46 anni venne a morire il Rettore Lo Jacono Siracusa.

Dal 1883 al 1898 si svolge l’episcopato di Mons. Blandini.

Tra le sue tantissime opere di rinnovamento per la chiesa agrigentina, non poteva essere trascurato il Seminario, che fu al centro delle preoccupazioni del Vescovo e sempre chiamato ad essere presente in tutte le iniziative di zelo.

Il Vescovo s’interessò della riforma degli studi, che volle svolti secondo l’ordine ormai tradizionale; furono perciò assegnati tre anni al liceo con lo studio di logica, della metafisica, della fisica, delle matematiche e del diritto naturale, aggiungendo un corso di perfezionamento della lingua greca e latina, il corso teologico venne portato definitivamente a quattro anni con l’incremento dello studio della storia ecclesiastica.[1]

In breve il Seminario, passato il periodo di decadenza, riacquistò la fama, che per tanti anni aveva giustamente avuto.

Tra le varie iniziative belle e feconde del vescovo Blandini, non possiamo non ricordare la ricostruzione dell’Accademia tomistica, richiamata a nuova vita nel 1891 e la costruzione del Seminario di Favara, che venne inaugurato nel 1894. 

Dal 1898 al 1931, la diocesi di Agrigento conobbe uno degli episcopati più lunghi e proficui con il vescovo Mons. Lagumina.

Lagumina fu vescovo per 33 anni, ed in questo lungo periodo coltivò nel cuore con particolare premura l’amore per il Seminario. Nel marzo 1911, ricorreva il III centenario  della fondazione del Seminario nello Steri dei Chiaramonte. Il vescovo Lagumina nella cornice dei festeggiamenti volle innalzata una bella statua di marmo del S. Cuore, che fu collocata nel giardino palestra.

Certamente l’amore verso il seminario è una delle note più spiccate del suo animo e del suo episcopato, come risulta oltre che dalla sua vita, anche dal testamento, nel quale lasciò suo erede universale proprio il seminario[2].

Durante il lungo episcopato il Seminario ricevette ben tre visite apostoliche effettuate ai Seminari di Sicilia.

Durante la prima guerra mondiale, il Seminario come già accaduto nel 1860 e 1870 fu occupato per i bisogni della guerra. Il nuovo anno seminariale fu aperto nel Seminario di villeggiatura a Favara.

Purtroppo anche il nostro Seminario ebbe delle perdite durante la guerra e otto seminaristi rimasero uccisi, ad onore perenne di questi ed altri rimane una lapide nell’atrio del pozzo.

Nel 1932 venne nominato vescovo di Agrigento Mons. G.B. Peruzzo fino al 1963 anno della sua morte. Anche il vescovo Peruzzo si distinse per l’amore particolare che serbava per il Seminario; nel suo 25° anniversario di Episcopato agrigentino in una sua omelia dice: “il Seminario è il cuore della Diocesi; è la pupilla degli occhi del vescovo, è il santuario sacerdotale”.[3] La sua prima visita dopo gli ammalati in ospedale, fu proprio al Seminario, la sera stessa del suo ingresso.  Rafforzò lo studio chiamando i migliori docenti del tempo, e, in ambito spirituale pose come direttore spirituale il Sac. Filippo Jacolino.

Incoraggiò ogni iniziativa diretta al miglioramento del Seminario, per cui nel 1933 si inaugurarono la Cappella e i corridoi del piano della cappella e del piano del Rettore.

Il seminario nel settembre del 1933 va a Roma in pellegrinaggio per lucrare le indulgenze del XIX centenario della Redenzione; in prima linea nelle solenni assise del Congresso Eucaristico del 1934 ci sono proprio i seminaristi. Il Seminario è sempre presente anche nelle varie cittadine, invitato dai Parroci.

La seconda guerra mondiale incise profondamente nella vita del nostro Seminario.

Mons. Peruzzo in un primo tempo aveva deciso di mettere a disposizione delle autorità militari il seminario di città, pensando di utilizzare per i chierici il seminario estivo di Favara. In seguito, riflettendo ai disagi che potevano subentrare decise di cedere il palazzo come ospedale ed il Seminario estivo come caserma per i militari richiamati.

Il Seminario andò incontro alle tristezze della tessera, ma rimase sempre aperto da ottobre a giugno. Nonostante le difficoltà le ordinazioni sacerdotali continuarono anche in questo tempo di profondo dolore, e anche il numero dei seminaristi non diminuì di molto.

Passati gli anni bui della guerra, il 2 febbraio 1952 viene inaugurato il Seminario minore di Favara, con una intensa ripresa delle vocazioni.

Negli anni 1955-57 fu costruito nella palestra il nuovo palazzo delle scuole; questo è diviso in tre piani, con il pianterreno a portici, che permettono il passaggio dall’una all’altra parte della palestra. Nel nuovo edificio poterono più convenientemente sistemarsi le scuole.

Nel 1958 si pensò di adattare ad aula magna la vecchia biblioteca e trasferire quest’ultima al piano terreno, nei locali sotto la cappella.

Dal 1963 al 1980 fu vescovo di Agrigento Mons. Petralia

Consacrato vescovo il 3 novembre 1963, fece ingresso nella sua Diocesi il 7 dicembre dello stesso anno. Il vescovo Petralia visse appieno il Concilio Vaticano II, e fu promotore ed attuatore delle varie riforme, anche in ambito di riforma della vita nei seminari. Durante il suo episcopato, i fedeli agrigentini vissero momenti drammatici dati dalla frana avvenuta nel 1966, e che cambiò da quell’anno in poi la regolare vita della cattedrale e dei locali del Seminario. Fu egli stesso docente del seminario, e divenuto vescovo amò il Seminario cercando di apportare nel possibile le dovute riforme.[4]

Nel1980 succedette a Petralia il vescovo Bommarito fino al 1988.

Con il vescovo Luigi Bommarito si assiste ad una netta ripresa vocazionale. Egli stesso comincia una pastorale vocazionale ad personam, attraverso le visite alle parrocchie e con gli incontri che egli stesso teneva con i giovani che sentivano la chiamata del Signore.

In tutta la diocesi si ritorna a parlare di Seminario e vocazioni, fino a che nel 1981 con Rettore don G. Veneziano, il seminario ha al suo interno ben 41 teologi.

Nel 1982-83 vuole l’apertura dello studio teologico, cura la formazione dei sacerdoti facendoli studiare a Roma per specializzarsi in morale, diritto e sacra scrittura.

Nel 1987 intitola a San Gregorio agrigentino lo studio teologico del Seminario diocesano”. [5]

Dal 1988 al 2008 diviene vescovo della diocesi agrigentina Mons. Ferraro.

Il vescovo Carmelo Ferraro, ha continuato l’operato di Mons. Bommarito, con particolare e paterna attenzione verso i seminaristi.

La scelta ponderata dei diversi superiori che si avvicendarono negli anni portarono diversi frutti. Mons. Ferraro stesso si recava spesso in Seminario per visitare ed ascoltare i suoi seminaristi, e preferiva che gli ordinati diaconi passassero del tempo con lui, abitando in palazzo vescovile.

Nel giugno 1993 la Congregazione per l’Educazione Cattolica concede l’affiliazione dello Studio Teologico “San Gregorio agrigentino” alla Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia.

Nel 1999 la CEC concede il rinnovo dell’affiliazione ad quadriennium, e nel 2007 il rinnovo è concesso ad quinquennium.

La struttura dei locali del seminario purtroppo subisce anno dopo anno le intemperie del tempo e dell’instabilità del terreno, a causa degli smottamenti della collina; negli anni ‘90 si è costretti così, alla chiusura ed alla messa in sicurezza di quasi un terzo dell’intero edificio, che a tutt’oggi rimane chiuso ed inagibile.

Nel 2008 succede a Mons. Ferraro il vescovo Francesco Montenegro.

Gli anni che vanno dal 2009 al 2011-12 vedono purtroppo una crisi vocazionale che ridurrà drasticamente il numero dei seminaristi.

Nel frattempo, il 6 agosto 2012 veniva ulteriormente rinnovata l’affiliazione con Palermo ad alterum quinquennium.

Nel 2013-14 si assiste ad una ripresa di risposte vocazionale e grazie anche alle attività di pastorale vocazionale, il numero dei seminaristi adesso è di 34, con 7 ragazzi nell’anno propedeutico per un totale di 41.

Nell’anno 2013-14 il vescovo nomina Rettore don Baldo Reina, nel 2014-15 Padre Spirituale don Stefano Casà e nel 2015-16 vicerettore don Francesco Baldassano, il quale ad oggi ricopre anche il ruolo di animatore dell’anno propedeutico.

Nel 2016-17 il vescovo ha nominato economo del Seminario don Giuseppe Anello.

Notizie sullo studio teologico[6].

Lo studio ha sede presso il Seminario Arcivescovile di Agrigento ed organizza gli studi del I Ciclo che si concludono con il Grado Accademico di Baccellierato in Sacra Teologia.

Il corso di studi prevede:

  • Un anno di propedeutica, organizzato unitamente ai superiori del Seminario, finalizzato all’approfondimento delle lingue classiche, per la parte scolastica, ed al discernimento vocazionale, per la parte relativa al cammino di formazione;
  • Un biennio filosofico;
  • Un triennio teologico con le discipline previste dal documento “Sapientia Christiana”e dalle norme dell’affiliazione alla PontificiaFacoltà Teologica di Sicilia;
  • Un semestre pastorale per i candidati agli Ordini Sacri che vengono iniziati al ministero pastorale.

Moderatore dello studio teologico è il vescovo Montenegro, Prefetto Sac. Prof. Vincenzo Cuffaro, segretario ed amministratore Sac. Prof. Vincenzo Lombino.


[1]Notizie storiche del seminario di Agrigento 1860-1963, Angelo Noto, ed. Seminario 1963 Villalba.

[2]ibidem

[3] Numero Unico per il XXV di Episcopato agrigentino, 1957,pp.20-21.

[4] “Pastore infaticabile e vigilante”, 08.08.2008 webdiocesi, Carmelo Petrone.

[5]Intervista a don Leopoldo Argento, seminarista negli anni 1982-88.

[6]Introduzione Ordo Anni Accademici 2016-17..