Descrizione dello Stemma

Anzitutto la fondazione formale del seminario si deve al volere del vescovo mons. Cesare Marullo, di origine messinese, nominato vescovo di Girgenti da Filippo II e istituito da Gregorio XIII nel 1574. Egli volle eseguire le disposizioni del Concilio di Trento circa l’istituzione dei seminari vescovili, dove i giovani in preparazione al sacerdozio potessero studiare e prepararsi meglio al futuro ministero presbiterale. Pertanto con una bolla del 3 agosto 1577, dopo 14 anni dalla fine del concilio, destinava a sede del seminario la casa canonica di Santa Maria dei Greci1. Si è scelto allora l’uso dello stemma del Marullo2 nella creazione dello stemma del Seminario per questo atto così importante col quale iniziava, seppur soltanto formalmente, l’esperienza che si è perpetuata per più di 4 secoli, dando così risalto alla sua arma nell’occupare uno spazio più ampio.

Il seminario poi fu aperto il 21 febbraio 1607 ad opera del regio visitatore mons. Filippo Giordi nella casa di Santa Maria dei Greci, destinata a ciò dal Marullo3. Ma fu con mons. Vincenzo Bonincontro, di origine palermitana ed appartenente all’ordine dei frati predicatori, istituito vescovo di Agrigento nel 1608, che il seminario ebbe una nuova sede, cioè l’attuale. Egli, trovando in pessime condizioni le case di Santa Maria dei Greci, decise di spostare il seminario in un luogo più idoneo, pertanto prese accordi col barone di Siculiana, Biagio Isfar et Corilles, il quale concedeva uno dei due palazzi dei Chiaramonte, quello più vicino alla Cattedrale, con atto del 20 luglio 16104. Per questo motivo si è scelto di inserire in un quarto dello stemma del seminario, quello del Bonincontro, non nella sua piena raffigurazione, tale quale insiste sul portale dell’atrio del seminario5, giacché lì consta di due partizioni, una con lo stemma della famiglia Bonincontro, la seconda con quello della famiglia Galletti6, ma soltanto di quella designante la famiglia paterna del vescovo.

Nell’ultimo quarto si è scelto di inserire quello che già da due secoli è il simbolo del nostro Seminario, il pozzo quadrangolare del primo atrio, costruito nell’Anno del Signore 1802, primo elemento che accoglie il visitatore che si appresta ad entrare nel Seminario. Elemento architettonico unico nel suo genere, che riporta sul bordo di una delle facce l’anno di costruzione in numeri romani (AN.D[…] MDCCCII).

Il tutto è timbrato da un cartiglio in marrone, giacché non esiste un ornamento esterno distintivo dei seminari o delle parrocchie, volendo anche evitare l’uso degli emblemi del proprio prelato, di figure tenenti, di cordelliere, o l’intrecciarsi di rami di palma o di altro genere, che potevano dar adito ad interpretazioni erronee7.

Il motto “Da mihi, Domine, hanc aquam” (Gv 4, 15) posto in un cartiglio al di sotto dello stemma è un richiamo al brano evangelico della samaritana nella richiesta a Cristo, acqua viva da cui ci si deve abbeverare, e al pozzo posto nel chiostro del seminario.

1 cf. A. LAURICELLA, Notizie storiche del Seminario , op. cit., 1-2; ID, I vescovi della Chiesa Agrigentina. Notizie storiche, Girgenti 1896, 37-38. Tralasciamo i particolari dei legati e di quant’altro, poiché oggetto di studio in corso e di correzione ad opera del direttore dell’Archivio storico Diocesano di Agrigento.

2 cf. G. TRAVAGLIATO, L’araldica dei vescovi agrigentini dal Medioevo ai nostri giorni, in La Cattedrale di Agrigento tra storia, arte, architettura (Agrigento 30-31 ottobre 2007), a cura di G. INGAGLIO, Palermo 2010, 237.

3 cf. A. LAURICELLA, Notizie storiche del Seminario , op. cit., 4-5; ID, I vescovi della Chiesa Agrigentina, op. cit., 42.

4 cf. A. LAURICELLA, Notizie storiche del Seminario , op. cit., 6-7; ID, I vescovi della Chiesa Agrigentina, op. cit., 42-43.

5 cf. G. TRAVAGLIATO, L’araldica dei vescovi agrigentini, op. cit., 238.

6 cf. V. SPRETI, Enciclopedia storico-nobiliare italiana: famiglie nobile e titolate viventi riconosciute del R. Governo d'Italia, compresi: città, comunità, mense vescovile, abazie, parrocchie ed enti nobili e titolati riconosciuti, III, Milano 1930, 331.

7 cf. A. CORDERO LANZA DI MONTEZEMOLO - A. POMPILI, Manuale di araldica ecclesiastica nella Chiesa

Cattolica, op. cit., 62-66.