La Biblioteca del Seminario - notizie storiche

La Biblioteca del Seminario Arcivescovile di Agrigento è di antica fondazione. Quasi contemporaneamente alla decisione del vescovo Cesare Marullo, a seguito del concilio di Trento, di aprire una scuola per la formazione dei presbiteri nella nostra città (1574), si attesta un primissimo nucleo di testi raccolti per l’apprendimento, delle discipline quali grammatica e canto, dei primi giovani adolescenti. A questa prima raccolta di opere scolastiche, si aggiunsero nel giro di cinquant’anni diversi testi manoscritti, di cui oggi ancora si conservano ampie parti, che ben presto furono ordinate ed ampliate dal vescovo Francesco Traina (1627-1651), il quale per la sua opera di raccolta dei testi a lui antecedenti, la loro sistemazione e l’ulteriore arricchimento di questa prima collezione con i propri libri, viene definito secondo la tradizione il primo fondatore della Biblioteca. Sebbene tale tradizione non sia da tutti condivisa, a motivo della già esistente raccolta di testi, non si può dire che il vescovo Traina non abbia avuto il merito di aver iniziato un opera di prima catalogazione e sistemazione delle opere che si trovò tra le mani.     

È con mons. Ramirez (1697-1715) che la Biblioteca conosce la sua prima epoca di splendore: figura annoverata tra le più eminenti della chiesa agrigentina soprattutto per lo slancio culturale che seppe regalare al seminario e al suo presbiterio; definì l’ordo studiorum secondo un impianto teologico-morale e giuridico tra i più rinomati della Sicilia. Fondatore del Collegio santi Agostino e Tommaso, al quale potevano accedere gli studenti che più si distinguevano per le conoscenze e le attitudini formatisi lungo la formazione del Seminario, stabilì che giornalmente si tenessero dispute teologiche in un’ aula apposita, (ancora oggi visitabile e capeggiata da un ritratto del suo vetusto fondatore), che potessero ulteriormente incrementare la conoscenza teologica degli studiosi e arricchire la sacra tradizione della Chiesa. L’impianto morale e giuridico della scuola del Seminario e del Collegio spiega la presenza di innumerevoli testi concernenti tali discipline, risalenti a questo periodo, sì che la Biblioteca poté incrementare il suo numero, grazie soprattutto ai circa tremila volumi donati direttamente dal Ramirez, alcuni anche di pregevole valore. In ragione di tale incremento Ramirez dispose la nuova collocazione della Biblioteca sul lato meridionale del Seminario in un ampia e illuminata sala circondata da ogni lato da una fila di scaffali in legno, sopra alla cappella del Seminario e tra quest’ultimo e il Collegio, volendo imprimere con ciò nella mente degli alunni anche un significato teologico non indifferente, ossia che “la vera scienza non può disgiungersi dalla pietà e lo ecclesiastico deve porre alla base della sua cultura e del suo sapere la virtù e la santità. Per il fatto poi che è tra il Seminario e il Collegio, pare che il grande fondatore abbia voluto insinuare che, per passare dal primo al secondo, è necessario, attraversando simbolicamente la biblioteca, arricchirsi di tutto il sapere possibile”[1].

A quindici anni dall’operato di Ramirez, il vescovo Gioeni (1730-1754) diede un contributo assai notevole agli studi umanistici e soprattutto all’ambito scritturistico, introducendo studi sulla Sacra Scrittura, sul diritto canonico, civile, naturale e sull’etica. Si disse di lui che il suo impegno fu nel “piantare, propagare e proteggere ogni buona lettera, umana ed ecclesiale”[2].

Successore di Gioeni fu un altro grande nome della chiesa agrigentina, mons. Lucchesi Palli (1755-1768), famoso per aver donato nel 1765 alla città di Agrigento la Biblioteca che ancor oggi porta il suo nome, “lucchesiana” appunto. Mons. Lucchesi Palli avendo disposto il lascito della grande mole di libri alla città, dispose anche che la Biblioteca del Seminario ricevesse in dono i volumi della sua Biblioteca personale.

Con mons. Domenico Turano (1840-1844), illustre studioso del XVIII secolo, la Biblioteca si arricchì notevolmente, colmando ben quattro scaffali di opere esegetiche di Sacra Scrittura, ermeneutica biblica, di sacri testi in lingua ebraica, greca, latina, francese, inglese, tedesca e spagnola, molti dei quali ancor oggi custoditi.

Gli anni dell’Unità d’Italia furono per tutta la Chiesa italiana, e dunque anche per quella agrigentina, difficili: sebbene il seminario continuava la sua esistenza, la Biblioteca cadde in disuso per lungo tempo, tanto da costringere il vescovo mons. Blandini (1886) ad un opera di recupero notevole, che interessò sia la sala che accoglieva i volumi, quanto i volumi medesimi. L’occasione permise a Blandini e a mons. Sacco (1900- 1907) di erigere un secondo piano di scaffali soprastante al primo e risalente al Ramirez, anch’esso di notevole fattura, e di dare avvio ad un lavoro di catalogazione che sarà pienamente intrapreso alle soglie della seconda guerra mondiale.

Eventi gioiosi e tristi per la nostra Biblioteca si collegano alla figura di mons. Bartolomeo Lagumina (1898-1932). Grande erudito, discepolo di Turano, insigne conoscitore delle lingue orientali e di numismatica, mons. Lagumina testimoniò la grande predilezione verso il Seminario designandolo alla sua morte “erede universale dei suoi beni e per conseguenza anche della sua ricca e specializzata biblioteca”[3]. Purtroppo non meglio definite “circostanze tristi ed incresciose”[4] hanno impedito che i suoi volumi giungessero a far parte del patrimonio librario del Seminario e di questi non rimangono che i resti – seppur di grande importanza – “di una vandalica distruzione e di una illecita ed indegna appropriazione”[5]. Lagumina seppe anche affidare in ottime mani il patrimonio culturale del Seminario, affidando al rettore del tempo, mons. Iacolino (1895-1950) il riassetto della Biblioteca. Questi, tra il 1939 e il 1941, arricchì a proprie spese gli scaffali di teologia, con numerosi volumi, abbonamenti, riviste scientifiche, riordinando il tutto al fine di creare un nuovo modulo topografico per la consultazione, che sostituisse il precedente andato perduto. Iniziò inoltre la regolamentazione dei registri dei libri prestati, consentendo anche la prima formulazione di un inventario dei testi. Sappiamo che al tempo di mons. Iacolino nel solo piano inferiore della Biblioteca venivano conservati 15.000 libri. Successivamente venne ultimata anche la sistemazione del piano superiore, contando 22.000 volumi.

Durante il secondo conflitto mondiale il Seminario fu requisito e trasformato in ospedale da campo. Corridoi, camerate, cappelle e, dunque, anche la Biblioteca, furono trasformate in corsie, con medici, infermieri, malati e feriti di guerra. A ciò si aggiunsero le drammatiche razzie che ne conseguirono in assenza di controllo, a tal punto che, a quanto sembra,  mons. Lagumina scagliò un vero e proprio atto di scomunica contro chiunque avesse espropriato la Biblioteca dei suoi libri.

Nella seconda metà del secolo scorso un altro triste fatto colpì la Biblioteca. Un incendio colpì  gli antichi scaffali in legno, procurando diversi danni. La maggior parte dei volumi furono salvati, tuttavia tra le fiamme venne perduto l’inventario e il modulo topografico dei volumi, lavoro che da poco era stato ultimato. L’aula che accoglieva l’antica Biblioteca non più agibile in quel periodo, smontati gli scaffali, venne destinata a sala riunioni. I volumi invece ebbero un doppio destino. In una delle antiche camerate del Seminario è stato costituito un “fondo antico” contenente i volumi cronologicamente anteriori al XIX secolo: qui vengono ancora conservati gli antichi manoscritti di medicina del ‘500, nonché il più antico manoscritto a noi pervenuto, risalente al XIII secolo, un evangeliario in cartapecora e inchiostro con scrittura gotico-beneventano.

Oggi il Seminario, in collaborazione con la Sovraintendenza ai Beni Culturali, sta attuando un lavoro di recupero, restauro e nuova catalogazione di questi testi. Il fondo così detto “moderno” contenente i volumi più recenti, e costantemente aggiornato grazie al contributo dei docenti dello Studio Teologico del Seminario, è ad oggi anch’esso soggetto a un progetto interno di inventariato, ancora in fieri.  


[1] I locali della biblioteca