Il Collegio e il Seminario

Il grande edificio che si affaccia sul lato occidentale di piazza don Minzoni, comunemente chiamato “Seminario”, è, in realtà, il Collegio dei Santi Agostino e Tommaso.

Francesco Ramirez, già arcivescovo di Brindisi, lo ideò, nel 1712, per accogliere “stimati giovani di costumi esemplari, di particolare ingegno e applicazione, dei quali si debba sperare che saranno uomini dotti’, specialmente in materia di Diritto canonico e Teologia morale. Per questi pensò – oltre che all’edificio in cui dimorare, caratterizzato da un magnifico e originale triplice loggiato che dà sul cortile interno – anche ad una degna aula dove le lezioni potessero essere impartite. Potè solo pensarvi perché a causa di beghe col potere civile intorno alle “immunità ecclesiastiche”, dovette lasciare Agrigento, alla volta di Roma, lanciando l’interdetto ecclesiastico. Il suo progetto fu portato a compimento dai Deputati che aveva designati e provvisto di ampie risorse. Il ritratto del presule fu scolpito nel marmo del monumento all’ingresso del Collegio e ad olio nel quadro posto ín cima alla cattedra dell’Aula dí Sacra Teologia, capolavoro (1726) del faber lignarius Onofrio Vicari, agrigentino.

Al Seminario Arcivescovile, tra i primi della riforma tridentina (1545-1563), appartengono invece gli ambienti dello Steri (palazzo fortificato) chiaramontano, donato (1607) al vescovo Vincenzo Bonincontro dal barone Biagio Isfar. Di questo hosterium, espressione del prestigio della più potente famiglia feudale siciliana del XIV secolo, rimangono parti assai significative, come i merli della torre, inglobata tra le mura della facciata meridionale, e tre ambienti al piano terreno trai quali la cosiddetta Sala Chiaramontana. Con le sue malte a crociera, costolonate di bianca pietra calcarea (“di Comiso”), lo stemma incorniciato da un arco trilobato (come quello del Capitolo della Cattedrale!), i raffinati capitelli, le tracce di squisite decorazioni floreali a fresco… rappresenta uno dei monumenti più significativi della città.

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